44 minuti, un’attesa snervante ed interminabile rimasta senza risposta! Ovviamente a seguito delle opzioni possibili, abbiamo più volte inserito il nostro numero telefonico per essere richiamati dall’operatore. Inutile dire che nessuno ci ha più contattato! Il video dimostra senza bisogno di ulteriori commenti l’ennesimo disservizio della Pubblica Amministrazione. Chiamare il call center dell’Area C del Comune di Milano è un incubo, un servizio inesistente fatto apposta per scoraggiare ogni contatto con i cittadini. Non possiamo che condividere le pessime opinioni riportate nelle numerose recensioni.
Dalla pagina Facebook del Comune di MIlano – Feedback e recensioni
Nonostante i richiami dell’Autorità Garante, l’operatore di telefonia Wind-Tre prosegue la vendita di ricariche, con tagli da 5 e 10 euro, accreditando rispettivamente 4 e 9 euro.
L’azienda giustifica il minor importo caricato al cliente, con l’attivazione di un servizio, valido 24 ore dall’acquisto, denominato “Giga e minuti illimitati”, al costo di 1 euro, anche se tale opzione non viene richiesta e non interessa in alcun modo il consumatore.
Si cade facilmente in questo equivoco (un vero e proprio tranello) specie quando la ricarica viene effettuata presso tabaccai, edicole e bar che effettuano questi servizi senza preavvisare il cliente.
Riteniamo deplorevole e censurabile il comportamento dell’operatore sia per la totale mancanza di attenzione e considerazione per i propri clienti che per l’indifferenza riservata ai richiami dell’Autorità Garante.
Contattateci e segnaleremo il vostro caso alle Autorità competenti.
Riceviamo sistematicamente chiamate da sistemi vocali automatici che ci informano di aver in corso una “rimodulazione ” del nostro contratto e ci invitato a premere un tasto per essere messi in contatto con un operatore…
Ascoltate uno di questi messaggi registrati:
Il falso ufficio tecnico Enel
Incubi telefonici
Anche voi siete vittime di queste nuove molestie telefoniche commerciali e promozionali? … Si tratta per la maggior parte di vere e proprie frodi in commercio.
Nel mese di febbraio la signora Daniela si è recata al box informazioni del supermercato Esselunga di Brescia, evidenziando la repentina rottura del cinturino del MI Smart Band a pochi mesi dall’acquisto e chiedendo il ripristino del prodotto, avvalendosi della garanzia prevista dall’art 130 del Decreto legislativo, 06/09/2005 n° 206, G.U. 08/10/2005 “Codice del consumo”.
Il personale in servizio ha respinto la richiesta del consumatore, spiegando alla stessa che il cinturino non fruiva della garanzia in quanto trattasi di un componente soggetto ad usura. Solo a fronte dell’insistenza e delle evidenze ribadite, l’addetta si è resa disponibile ad inviare il dispositivo al centro di assistenza per far eseguire la riparazione, ovviamente previa accettazione del preventivo di spesa a carico della cliente.
Nell’evidenziare che il Codice del consumo non esclude in nessun caso parti del prodotto, siamo altrettanto certi che un cinturino, utilizzato normalmente, sia progettato per durare quanto meno un paio d’anni dall’acquisto.
Speriamo solo che questo disguido sia dovuto ad un occasionale malinteso con il locale punto vendita di Esselunga.
In data 26 novembre 2020 ho acquistato, sul sito denominato www.spediamo.it di proprietà dell’azienda Salesteam S.r.l., con sede legale in Via Antonio Baldissera 2, 20129 Milano (MI), Codice Fiscale e Partita IVA 04119480962, Numero REA MI-1727092 (di seguito “Spedizioniere”), il trasporto di un collo da Reggio Emilia a Brescia
Il pacco spedito il 27/11/2020
Lo spedizioniere si è avvalso del corriere SDA Express Courier S.p.A. (di seguito, in breve, SDA), il quale ha regolarmente preso in carico il bene, correttamente imballato ed etichettato, in data 27 novembre 2020.
Dalle ore 18:24 del 27-11-2020 a tutt’oggi, l’oggetto risulta in transito presso il Centro Operativo SDA di Reggio Emilia (RE).
Nonostante le numerose e tempestive segnalazioni inviate al servizio Supporto Clienti e le telefonate effettuate all’assistenza dello spedizioniere, nonché i contatti telefonici intercorsi con il Centro operativo SDA di Reggio Emilia e l’incontro con gli addetti SDA del Centro di Brescia, non ho più ricevuto alcun riscontro riguardo le azioni intraprese da Salesteam S.r.l. per ritrovare il mio pacchetto.
Preciso altresì che non ho neppure ricevuto dallo spedizioniere una proposta di rimborso e di risarcimento del danno patito.
Tenuto conto dell’attuale livello di automazione dei sistemi logistici di SDA che consente il tracciamento preciso e puntuale del pacchetto in ogni fase del trasporto, è ormai opinione comune e consolidata che il collo non possa “scomparire” senza un comportamento doloso o quanto meno negligente del personale preposto alla gestione dello stesso.
Il Comitato Consumatori sta contattando i clienti che hanno pubblicato recensioni negative nei confronti di spediamo.it, al fine di procedere con una “class action” verso l’azienda Salesteam S.r.l. per tutti i disservizi e i danni cagionati ai propri utenti.
Il Comitato Consumatori si è inoltre attivato con la C.C.I.A. di Milano per richiedere la verifica delle informazioni che la vigente normativa impone siano riportate sia sulla documentazione dell’azienda che sul proprio sito internet. Conseguentemente l’Ente ha demandato gli accertamenti di competenza al Comando della Guardia di Finanza.
Non possiamo farne a meno! Non c’è famiglia che non abbia avuto la necessità di connettersi alla rete, chi per motivi di lavoro chi di studio o più semplicemente, per comunicare con parenti ed amici dai quali il virus ci ha momentaneamente isolato.
Non dimentichiamoci anche di coloro che, a fronte delle limitazioni imposte per evitare il contagio, sono ricorsi ad internet per la spesa alimentare o per gli acquisti online di beni e servizi.
Questo servizio è di fatto entrato a far parte dei servizi pubblici essenziali, proprio come l’acqua, l’energia elettrica ed il gas.
Quando per motivi di guasti o disservizi alla rete non possiamo “navigare” , molte nostre attività sono bloccate, non possiamo lavorare, non possiamo studiare ne sostenere esami, non possiamo comunicare in nessun modo con il resto del mondo.
Tutto ciò è inaccettabile, siamo persone comprensive ma non possiamo in alcun modo subire questi disservizi, spesso estesi a numerosi utenti della stessa area geografica, senza reclamare per la scarsa attenzione che i servizi di assistenza degli operatori riservano alla propria clientela.
Il Comitato Consumatori propone pertanto che questo servizio venga riconosciuto ad ogni effetto di Legge come “essenziale” al fine di obbligare gli operatori ad intervenire con ogni mezzo disponibile per il ripristino immediato della connettività internet.
Invitiamo tutti a sottoscrivere una petizione con l’obiettivo di ottenere un servizio maggiormente rispondente ai costi che gli operatori impongono per permetterci di “navigare”.
Quando il Consumatore deve inviare una comunicazione o un reclamo al Servizio Clienti, è obbligato a compilare appositi campi, in una specifica sezione del sito internet aziendale.
Questo modalità consente alle Società di limitare l’enorme quantità di messaggi indesiderati, cosiddetti “spam”, che quotidianamente intasano le caselle di posta elettronica ed appesantiscono l’attività del proprio personale.
D’altro canto, le richieste spedite tramite questi “form”, hanno raramente una conferma dell’avvenuta ricezione del messaggio e quasi mai forniscono al Cliente una copia del loro contenuto.
Allo stesso modo, anche le istanze del Cliente, riepilogate nell’area web individuale, vengono periodicamente svecchiate con la cancellazione dei messaggi più datati o di quelli particolarmente critici.
Riteniamo che tutto ciò sia un limite imposto al Consumatore che non consente di documentare il contenuto delle proprie comunicazioni né permette di associare le risposte di circostanza del fornitore.
Per ovviare a questa mancanza, il nostro Comitato intende proporre alle Aziende l’adozione di un sistema di risposta automatica che attesti l’avvenuta ricezione e riporti integralmente il testo inserito nella form. Semplice no?… in alternativa PEC!
Buongiorno a tutti, approfitto dell’ospitalità del sito per esprimere una mia considerazione sul certificato di pensione Obis/M che l’INPS mette a disposizione online. Tale certificato fornisce, tra l’altro, gli importi mensili lordi della pensione con le relative trattenute, eventuali detrazioni d’imposta, tredicesima, importo netto e il pensionato può quindi controllarne calcoli e accredito in c/c. Pensando ai pensionati che non dispongono di PC, stampante e codice personale PIN per poter disporre del certificato si devono recare presso patronati o associazioni che in primis chiedono la sottoscrizione associativa annuale che si rinnova automaticamente salvo disdetta entro 2 mesi prima della scadenza. DOMANDA: è troppo chiedere che un pensionato abbia l’opzione della spedizione cartacea dell’Obis/M per facilitarlo? D’altrode si sa, il pensionato ha già dato, dovrebbe togliere il disturbo.
Domenica B.
Pubblichiamo la richiesta di chiarimenti di Domenica (un Consumatore in pensione) inerente il Modello INPS Obis/M scaricabile on-line.
Da qualche anno a questa parte il modello in questione non viene più inviato al domicilio dei pensionati, ma questi devono reperirlo in via informatica scaricandolo dal sito web dell’Istituto oppure recarsi presso gli sportelli dell’Istituto, in quanto l’Inps, nel rivedere la spesa, ha tagliato alcuni servizi.
I Patronati per ovviare a questa mancanza dell’Istituto, si sono resi disponibili a fornire un servizio gratuito ai propri iscritti.
La decisione di non inviare più a domicilio né la CU né il modello Obis M provoca gravi disagi e scarica sulle spalle dei pensionati attività che dovrebbero essere in capo all’Istituto.
La mattina del 7 agosto 2019, mi sono svegliato, con una raccapricciante emorragia all’occhio sinistro.
Superato il primo istante di apprensione, mi sono recato al lavoro dimenticando la condizione del bulbo oculare che tuttavia non è passata inosservata al Medico Competente, occasionalmente presente in Azienda per le attività di sorveglianza sanitaria.
Il Sanitario, dopo una sommaria valutazione, ha ritenuto opportuno farmi accompagnare al P.S. per escludere tempestivamente eventuali condizioni di particolare gravità.
Raggiunto il P.S., l’infermiera dell’Istituto Clinico S. Anna di Brescia, ha stilato il “triage” al fine di attribuirmi un codice di gravità e stabilire le priorità di accesso alla visita medica.
Ho quindi atteso nella sala d’aspetto circa un’ora prima di essere
accompagnato, insieme ad altri pazienti, al reparto oculistico della Clinica.
Un quarto d’ora più tardi lo specialista ha esaminato il mio occhio (durata visita 10/15 minuti circa inclusa la stesura della documentazione) e dopo aver escluso patologie di particolare gravità, ha terminato l’accertamento consigliando di sottopormi ad una visita oculistica.
Tornato al P.S. ho atteso che l’infermiera mi consegnasse il foglio di dimissioni e raggiunta la “cassa” ho pagato il ticket di € 25,00 per la prestazione riclassificata infine come codice “bianco”.
Vorrei solo far notare che il verbale di Pronto Soccorso n. 017432 riporta la voce: “Prestazioni … cod 897 VISITA GENERALE DI PS” (senza che io abbia messo piede negli ambulatori del Pronto Soccorso e senza aver incontrato un Medico di questa Unità Operativa).
Troppo spesso la posizione di forza delle Compagnie
assicurative consente loro di erogare al danneggiato un risarcimento iniquo ed
arbitrario che non comprende mai i disagi conseguenti al sinistro subito.
La valutazione del danno
Di regola i liquidatori delle società di assicurazione predispongono
le proposte di risarcimento sia per danni materiali che lesioni personali,
sulla base di perizie di parte, effettuate da professionisti che hanno con la
compagnia un rapporto contrattuale continuativo.
Di fatto un contratto atipico che potrebbe, in molti casi,
essere parificato ad un rapporto di lavoro subordinato.
Anche quando non avviene in modo palese, i professionisti
incaricati dalle Assicurazioni, subiscono spesso una intimidazione velata dalla
Società assicuratrice che impone loro di redigere perizie con il minor danno possibile,
fatto salvo la disdetta del contratto.
Il danneggiato, consapevole che lo scontro con la Compagnia
richiede uno sforzo rilevante tra spese legali e tempo perso, finisce quasi
sempre per accettare l’offerta ed ottenere una cifra che ripaga solo in parte
il danno ed i disagi patiti.
Sarebbe estremamente facile e semplice garantire maggiormante i danneggiati, se solo vi fosse la volontà politica di risolvere questa vera e propria ingiustizia sociale.
A nostro avviso, basterebbe una modifica legislativa che imponga alle Società assicuratrici di pagare i danni sulla base di perizie indipendenti formulate da professionisti che non hanno alcun rapporto contrattuale con la compagnia liquidante.
Il colpo di frusta
Allo stesso modo le perizie medico legali sulle quali effettuare il risarcimento dovrebbero essere quantificate da specialisti di strutture indipendenti, quali le Aziende Sanitarie Territoriali, gli Ospedali pubblici o l’INAIL.
Le Assicurazioni che non concordano sulla quantificazione del danno, stabilita da queste organizzazioni, avrebbero sempre e comunque facoltà, dopo aver liquidato l’importo, di contestare la valutazione di ricorrere in “Giudizio” e sottoporre le proprie perizie di parte.
Miglioriamo la nostra vita con meno favoritismi corporativi
e permettiamo maggior giustizia sociale.